Contro la violenza sulle donne: intervista a Rosi Toffano, Presidente di ZeroSuTre

Updated: May 29

ZeroSuTre è l'Associazione a Udine contro la violenza sulle donne. Insieme a Misia l'Associazione ha lanciato a(r)mati, un'iniziativa volta a sostenere l'operato dell'Associazione e a diffondere un importante messaggio rivolto a tutte le donne.

Il segnalibro a(r)mati in versione ricamata (a sinistra) e stampata (a destra) a sostegno dell'Associazione ZeroSuTre. Per acquistarlo: https://www.gofundme.com/f/armati-misia-in-sostegno-di-zerosutre


Tutti i giorni, non solo l’8 marzo o il 25 novembre, ogni donna si trova a dover combattere una battaglia personale: in famiglia, sul posto di lavoro, nella società. Ce lo suggeriscono le testimonianze di molte donne coraggiose, ma anche i più recenti dati raccolti in moltissimi Paesi nel mondo, tra cui l'Italia. 


Il genere femminile ha combattuto a lungo per raggiungere le conquiste sociali, economiche e politiche che celebriamo nella Giornata Internazionale dei Diritti della Donna, l’8 marzo. Eppure dobbiamo impegnarci ancora molto - uomini e donne insieme - per combattere le discriminazioni e le violenze di cui le donne sono tutt'oggi vittima.


É un messaggio universale e di speranza quello che vogliamo trasmettere con il progetto a(r)mati, iniziativa di misia in sostegno di ZeroSuTre, Associazione a Udine contro la violenza sulle donne. Desideriamo dedicarlo a tutte le donne che stanno combattendo una battaglia quotidiana, qualunque essa sia:  


A(r)matevi. Armiamoci di conoscenza, di forza, di coraggio, di speranza, di sogni. Ma soprattutto, amiamoci. Perché è solo con il rispetto e l’amore per noi stesse che potremo vincere tutte le nostre battaglie. Insieme. 


Per sostenere l'iniziativa ed acquistare il segnalibro a(r)mati contro la violenza sulle donne, risultato della collaborazione tra misia e ZeroSuTre, potete visitare questo link: https://www.gofundme.com/f/armati-misia-in-sostegno-di-zerosutre


Abbiamo rivolto qualche domanda a Rosi Toffano, Presidente dell'Associazione ZeroSuTre, per approfondire insieme la tematica della violenza di genere. Ecco qui l'intervista.


Come e perché è nata l’Associazione ZeroSuTre? Perché questo nome?

ZeroSuTre nasce a Udine nel 2016 da un piccolo gruppo di donne di diversa età, etnia e professione che si sono unite mettendo a disposizione le diverse esperienze personali e professionali per porre in essere azioni di prevenzione e sensibilizzazione riguardo ad una tematica sempre più importante e diffusa, la violenza di genere. Secondo i dati forniti dall’Organizzazione delle Nazioni Unite, a livello mondiale una donna su tre nel corso della sua vita ha subito una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Il nostro obbiettivo è quello di ridurre questo rapporto: da una su tre a zero su tre. È da qui che nasce la scelta del nome ZeroSuTre.

In che cosa consiste l'operato dell’Associazione? Fornite assistenza solamente a Udine o anche in prossimità?

ZeroSuTre è vicina alle donne vittime di violenza e offre loro un supporto e un’assistenza completa, sia di tipo psicologico che di tipo legale, penale e civile. Le operatrici dell’Associazione accompagnano la donna durante il difficile percorso di uscita dalla violenza senza forzare le sue scelte e senza mai giudicarla facendole conoscere tutte le possibili tutele a sua disposizione. All’interno della Regione abbiamo due sportelli fisici, uno a Udine e uno a San Giorgio di Nogaro. Per qualsiasi informazione o richiesta di consulenza si può chiamare il numero di telefono + 39 3920228525 o inviare una mail a zerosutre@gmail.com.

Oltre all’attività degli sportelli di assistenza, ZeroSuTre propone interventi di sensibilizzazione, informazione e formazione nelle Scuole di ogni ordine e grado e organizza corsi di formazione gratuiti e aperti a tutti, aventi ad oggetto la tematica della violenza di genere.




In relazione alla problematica della violenza sulle donne, come descriverebbe la situazione sul nostro territorio?

Quello della violenza sulle donne è purtroppo un fenomeno trasversale e radicato all’interno della nostra società che colpisce le donne in quanto tali indipendentemente dalla loro età, istruzione, posizione sociale, occupazione o collocazione geografica. In tal senso, la nostra Regione non costituisce un’eccezione. Solo attraverso un monitoraggio costante della situazione e un lavoro di squadra tra le forze dell’ordine, gli operatori socio-sanitari, i centri antiviolenza e le associazioni si può sperare concretamente di combattere questa piaga.

Quando parliamo di violenza, sulle donne ma non solo, non ci riferiamo solo alla violenza fisica, ma anche a quella psicologica, verbale, sessuale… Quando, dunque, una donna si definisce “vittima di violenza”?

Nel 2011 la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica – meglio nota come Convenzione di Istanbul – ha dichiarato che la violenza nei confronti delle donne costituisce una violazione dei diritti umani ed è, a tutti gli effetti, una forma di discriminazione contro le donne. La stessa Convenzione ha, inoltre, specificato che l’espressione «violenza nei confronti delle donne» comprende tutti gli atti di violenza fondati sul genere che provocano o sono suscettibili di provocare danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica, comprese le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica, che nella vita privata.

Ad alcune donne capita di subire delle violenze senza riconoscerle come tali, o senza volerle riconoscere come tali. Come si spiega questo fenomeno e come si sta cercando di correggerlo?

Molto spesso le donne vittime di violenza, soprattutto in ambito familiare, tendono a nascondere, a minimizzare a se stesse, oltre che agli altri, la realtà dei fatti, troppo difficile da accettare. Altre volte, invece, fanno ricadere su se stesse la colpa di quanto subiscono o hanno subito. Questo succede perché la donna ha paura di non essere creduta, di rimanere ancora più sola, di non riuscire a cambiare vita – se economicamente dipendente - e, se parliamo di donne con figli, di non essere in grado da sole di riuscire a mantenere i propri bambini. La donna deve prendere consapevolezza di se stessa e può farlo solo grazie al supporto di persone a lei vicine o, in mancanza di queste, rivolgendosi ad associazioni che, come la nostra, la aiuteranno ad uscire dalla cosiddetta spirale della violenza.

La quarantena ha costretto voi, come moltissime altre realtà in tutto il mondo, ad apportare delle modifiche al modo in cui operate. Che cosa è cambiato per voi? E che cosa invece è cambiato per le donne vittime di violenza costrette a restare a casa?

In questo periodo di isolamento forzato l’Associazione è rimasta attiva. Sebbene i nostri sportelli fisici siano rimasti chiusi, il nostro numero di telefono e la nostra mail sono rimasti e sono tutt’ora sempre attivi. Inoltre, le donne possono contattarci tramite lo sportello digitale, uno strumento innovativo tramite il quale le vittime di violenza, accedendo direttamente al nostro sito www.zerosutre.it tramite computer, tablet o cellulare, possono inviarci messaggi o richieste di aiuto in totale anonimato. Questo servizio, gestito da operatrici qualificate, è attivo tutti giorni per due ore al giorno. In questo periodo, la convivenza forzata non ha certo migliorato la situazione delle vittime di violenza, soprattutto domestica. C’è il rischio che la donna si senta ancora più sola e indifesa, costretta a vivere 24 ore su 24 sotto lo stesso tetto con il suo aggressore, senza avere la possibilità di uscire, anche solo per sfogarsi con una persona amica o di analizzare lucidamente la situazione nella quale si trova coinvolta. Da qui l'importanza, e ancora di più in momenti come questo, del supporto di associazioni che, ove necessario, facciano anche da tramite tra l’utente e le autorità competenti.

Come consiglia di agire se si è vittime di violenza o se si conosce qualcuno che pensiamo possa esserlo?

L’uscita dalla violenza costituisce per la donna un percorso lungo e difficile sotto tutti i punti di vista. Il consiglio alle vittime è quello di denunciare gli episodi di violenza alle forze dell’ordine e, in ogni caso, di non avere timore di rivolgersi, anche solo per un consiglio, alle associazioni o ai centri contro la violenza sulle donne. Questo è il consiglio da dare anche a una nostra parente o a un’amica che ci confida di aver subito un maltrattamento.

Se veniamo a conoscenza di episodi di violenza – pensiamo ad esempio a una situazione critica di una famiglia all’interno del nostro vicinato – abbiamo il “dovere morale” come cittadini di agire contattando i soggetti preposti.

L’Associazione ZeroSuTre ha accolto l’invito di Misia a collaborare ad un progetto speciale, a(r)mati, che non è solo un’iniziativa volta a raccogliere fondi per l’Associazione, ma anche un importante messaggio da lanciare a tutte le donne. Perché è necessario che le donne si a(r)mino?

Con il progetto a(r)mati ZeroSuTre desidera lanciare un messaggio di speranza a tutte le donne che quotidianamente affrontano una piccola o grande battaglia. Qualsiasi cosa decida di fare o di essere, è importante che la donna si armi metaforicamente di coraggio, di resilienza, di tenacia, di curiosità, di conoscenza. Indispensabile, però, è l’amore per se stessa: solo grazie a questo potrà trovare la forza per affrontare qualsiasi ostacolo.

Come poter continuare a sostenere l’Associazione e restare coinvolti?

Ci sono molti modi per sostenerci. Ci si può iscrivere all’Associazione o, per chi lo desidera, si può diventare parte attiva di ZeroSuTre mettendo in campo le proprie competenze. Con il tesseramento - effettuabile anche on line sul sito dell’Associazione https://zerosutre.it/iscriviti/ - l’iscritto sarà costantemente aggiornato sulle attività, sugli eventi e sulle manifestazioni da noi promosse.

È, inoltre, possibile effettuare donazioni e destinare il 5 per mille all’Associazione.

Per gli studenti universitari sensibili alla tematica della violenza di genere e che vogliono approcciarsi al mondo del volontariato, ZeroSuTre offre la possibilità di svolgere dei tirocini formativi. Infine, vi ricordo che potete seguirci anche sulla pagina Facebook e sul nostro profilo Instagram.

Un’ultima domanda per cercare di costruire insieme, da oggi e nel nostro piccolo, un futuro migliore: qual è l’insegnamento più importante che possiamo trasmettere alle nostre figlie ai nostri figli e per far sì che le terrificanti statistiche di oggi non siano più così spaventose un domani?

Il ruolo della famiglia, della scuola e della società nella prevenzione e nella lotta alla violenza di genere è fondamentale. Dobbiamo educare le nostre figlie e i nostri figli al rispetto della persona in quanto tale indipendentemente dalle proprie tendenze sessuali, dal proprio credo religioso e dalla propria cultura. Inoltre, al fine di eliminare i cosiddetti stereotipi di genere è indispensabile promuovere la parità fra i sessi.


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