Intervista con la poetessa Gaia Baracetti

Poetessa e scrittrice udinese, Gaia Baracetti vive e scrive tra le montagne della Carnia. Oggetto della sua collaborazione con Misia è la pungente bellezza della Natura: pungente perché ci attraversa, pungente perché dolora.



Gaia Baracetti è la prima autrice ad inaugurare una lunga serie di collaborazioni con poetesse emergenti italiane e internazionali. Nonostante la giovane età, Gaia si è dimostrata una scrittrice estremamente prolifica: ha già pubblicato tre raccolte di poesie e cinque romanzi. Gaia vive in Carnia da diversi anni, dove si occupa di scrittura, agricoltura e allevamento. L'abbiamo intervistata per farvela conoscere meglio ed esplorare insieme il suo rapporto con la poesia. Ecco l'intervista.


Ciao, Gaia. Benvenuta! È bellissimo averti con noi oggi e grazie in anticipo per le preziose parole che ci regalerai. Per cominciare, ti va di presentarti ai nostri lettori?

Grazie a te. È difficile riassumersi, comunque posso dire che sono friulana e attualmente vivo in Carnia. Le mie occupazioni principali sono la scrittura, di libri e sul blog, e una piccola attività agricola, principalmente di allevamento. Poi faccio molte altre cose, sempre cercando di tradurre in pratica i miei principi.

Scrivi poesie da molto tempo? Come ti sei avvicinata al mondo della poesia?

Penso che il mondo della poesia, che poi è lo stesso mondo in cui c'è tutto il resto, sia attorno a noi sin da quando siamo piccoli, se non altro nella forma di filastrocche o canzoni. Non penso sia qualcosa in cui a un certo punto si entra. In questo senso la poesia è una forma del nostro linguaggio inseparabile dalle altre. Il passaggio piuttosto è stato dallo scrivere per me al pensare di condividere con gli altri attraverso la diffusione e poi la pubblicazione.

Raccontacelo...

A parte un periodo in cui ho scritto qualche testo per un mio amico che componeva canzoni, non ho mai diffuso quello che scrivevo in forma poetica. Poi, a un certo punto, a seguito di alcuni avvenimenti, c'è stata un'esplosione poetica in cui mi sono ritrovata a scrivere poesie e anche a pensare che volevo che altri le leggessero per il semplice fatto che mi sembrava che lo meritassero. Ci sono altri due elementi. Uno è che la poesia mi ha permesso di trasformare difficoltà e dolori in qualcosa di bello, qualcosa che poteva essere bello e utile non solo per me ma anche per gli altri. Un'altra cosa è che io non avevo mai pensato di poter scrivere poesie pubblicabili; non ci ho neanche mai nemmeno provato. E invece a un certo punto ho scoperto, spontaneamente, che potevo. Ci sono tante cose che non pensiamo che saremmo in grado di fare, solo perché non è arrivato il momento giusto o perché non abbiamo avuto il coraggio di provarci.



Parlaci brevemente delle tue raccolte. Hai qualche nuovo progetto editoriale in cantiere?

Ho scritto tre raccolte: La metafora dell'acqua, La vedovanza e L'estate di San Martino. Sono molto fiera di tutte e tre. Autopubblico tutto per scelta, per avere più autonomia decisionale possibile. Ho dei progetti di saggi e uno è quasi pronto.


La metafora dell’acqua è un titolo che incuriosisce molto. Ce lo spieghi?

Purtroppo mi fai questa domanda in un periodo, l'ennesimo, di tremenda siccità (anche se l'argomento non sembra interessare quasi nessuno né apparire nei media). Per cui la risposta alla tua domanda mi sembra quasi strana e mi fa soffrire. A parte gli ultimi anni, l'abbondanza di acqua è sempre stata una delle caratteristiche più forti della vita qui. L'acqua è dappertutto, in ogni sua manifestazione, ci lamentavamo persino, pensando che fosse troppa. Istintivamente ognuno attinge per le sue figure retoriche a ciò che conosce e trova attorno a sè, ed essere nati e cresciuti in Friuli significa essere abituati a molta acqua. L'acqua è la base della vita, ma, naturalmente, non si presenta sempre allo stesso modo e può distruggere oltre che nutrire. Si declina in infiniti modi. Ora che ci penso anche la sua carenza è una metafora.


In un mondo parallelo hai la possibilità di incontrare un poeta o una poetessa per una sera, chiacchierarci e condividere tutte le domande che avresti sempre voluto fargli/le. Chi è, perché, e che tipo di incontro gli/le proporresti?

Non vorrei correre un rischio del genere. Penso che l'incontro con un artista che si ammira possa facilmente rivelarsi una delusione. Se qualcuno non è all'altezza di quello che per noi rappresenta ciò che scrive, meglio non scoprirlo.



Per te la poesia è…

Ambiguità, ma onesta.


Un’immagine per descrivere come nascono in te le poesie: dal momento in cui cogli un’idea, una sensazione, a quello in cui la trasformi in composizione compiuta…

Non lo so. Il mio stesso processo creativo resta per me un mistero.


Di cosa parlano le tue poesie e come descriveresti il tuo stile? Sono forse cambiati nel tempo?

Ogni poesia per me nasce dall'incontro tra il bisogno, il desiderio o l'urgenza di comunicare una certa cosa, e la forma poetica se tra tutte sembra la più adatta a farlo. Le mie poesie parlano di quello che ci trova chi legge. Se non ci trova anche un po' di quello che ci ho messo, vuol dire che non ho scritto bene. Direi che le mie poesie sono concentrate; vorrei che si espandessero quando ci si ripensa.


Te le poesie che hai scritto, ce ne hai una preferita?

È come chiedere a una madre di scegliere tra i suoi figli.


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